Bobo Rondelli
Due dei nomi più apprezzati del cantautorato nostrano, entrambi con lunghe carriere alle spalle, Bobo Rondelli da Livorno e Marco Iacampo da Mestre, saranno i protagonisti di un doppio concerto all’Hangar Teatri. In apertura alle 20.30 anche un breve set di Romastino con le sue ballate intrise da deviazioni e libertà dialettali e temi politico-satirico-amorosi bagnati da una punta di cinismo e ispirati da due mondi e modi di vivere, Roma e Trieste, città in cui vive e compone.
Iacampo
IT · Songwriter
Marco Iacampo nasce a Venezia da madre veneta e padre molisano. Attraversa 3 decadi grazie ad un songwriting senza tempo rimanendo fedelmente nella parte nascosta (e più grande) di quell’iceberg che è la musica italiana. Aspettando lo scioglimento dei ghiacci si muove, suona, in Italia e all’estero, inventa azioni collettive (dall’evento del 2012 “Nuovissimo Canzoniere Italiano” che raccoglieva la nuova leva cantautoriale degli anni zero all’ultima La Scena , il gruppo di musicisti della terraferma Veneziana, passando per il progetto Veneto Contemporaneo e altre visioni), dipinge e disegna da autodidatta con lo spirito di chi non ha mai smesso di giocare cercando e dialogando con la natura delle cose.
Dopo l’esperienza e le incisioni con gli Elle negli anni ’90 e il progetto solista internazionale in lingua inglese GoodmorningBoy si fa chiamare IACAMPO, incontra una inseparabile chitarra classica, sviluppa il suo suono e pubblica la trilogia Valetudo, Flores e Fructus, suonando in centinaia di concerti in tutta Italia e all’estero (Francia, Belgio, Svizzera, Spagna, Germania, Norvegia, Brasile).
Sfiora con Pittore Elementare il Premio Tenco, finendo nella cinquina finale.
Vive e lavora a Mestre, dove suona, dipinge e coordina attività di direzione artistica di eventi e processi culturali collettivi come La Scena in dialogo tra musica underground e istituzioni.
Preghiere Contemporanee, uscito nel marzo 2026 a sei anni di distanza da Fructus (Ala Bianca/Warner), è un lavoro intimo e profondo che si rivolge all’anima del mondo, unica realtà indivisibile messa alla prova in tempi di frenesia e frammentazione.
Le canzoni di Preghiere Contemporanee si muovono lungo una tensione costante tra unità e separazione. Da un lato il richiamo a una riconnessione profonda, dall’altro il bisogno di prendere distanza da un mondo sovra-strutturato, organizzato, spesso dominato dalla paura. Due forze opposte che convivono dentro ciascuno di noi e che, secondo Iacampo, meritano entrambe di essere cantate.
Il linguaggio scelto dall’artista affonda le radici nelle esperienze giovanili legate al canto liturgico: parole come Alleluia, Regno, Dio, Liberazione, tornano a vivere nelle canzoni come strumenti espressivi potenti, svincolati da ogni appartenenza religiosa. Un vocabolario che appartiene al canto, inteso come una delle forme più alte di preghiera, e che l’artista ha portato con sé anche dopo aver preso le distanze da quel mondo. Un linguaggio che oggi ritorna, trasformato, capace di dare voce a ciò che spesso resta indicibile.
In Preghiere Contemporanee la spiritualità non coincide con la religione, ma con un’esperienza personale e viva, in cui ogni elemento può tornare utile e trovare un nuovo signifi cato. Un modo di esprimersi che, pur destinato a mutare nel tempo, è ancora profondamente radicato nella tradizione, nella cultura popolare e nelle pieghe nascoste della sensibilità contemporanea.

