Algiers
Franklin James Fisher, Ryan Mahan e Lee Tesche sono i talentuosi polistrumentisti che hanno accompagnato i Depeche Mode e calcato i palchi di Glastonbury e Sziget nel 2019. Algiers è Algeri, capitale dell’Algeria: “È il simbolo della lotta al colonialismo” spiega il gruppo “un luogo dove si fondono razzismo, violenza, religione e resistenza”. E a unirsi sono anche i generi più disparati: gospel, post-punk e industrial music si fondono per formare un suono unico e perfettamente riconoscibile.
Con due album all’attivo universalmente acclamati (The Underside of Power e l’omonimo Algiers), la band si dedica alla continua ricerca di una verità insieme umana e ultraterrena. Così tanti elementi musicali, apparentemente disparati, sono in realtà distillati in maniera sorprendente: l’unione di tutti i frammenti restituisce qualcosa di nuovo e affascinante.
Apriranno il concerto Tavora e YEAHKI.
Con gli Algiers un nuovo appuntamento dell’edizione 2019 di YEAH, più di un festival, una community internazionale interamente dedicata alla musica che sta nascendo intorno al collettivo omonimo con base nella Città di Trieste.
Algiers
USA · Post-punk
Gli Algiers sono un trio di rock sperimentale americano formato da Franklin James Fisher (voce, chitarra, piano, tastiere, percussioni, campionamenti, batteria, violoncello), Ryan Mahan (basso, sinterizzatori, programmazione, percussioni, chitarra, cori) e Lee Tesche (chitarra, piano preparato, programmazione, cori). I tre s’incontrano ad Atlanta, Georgia, e nel 2007 uniscono passioni politiche e inclinazioni musicali: il gospel per il cantante, il post punk per i due musicisti.
Noti per uno stile ibrido definito “dystopian soul”, gli Algiers fondono l’aggressività del post-punk, il rumore industriale, il fervore del gospel e i ritmi dell’hip-hop. Nei loro testi e nei loro paesaggi sonori affrontano temi come la resistenza, l’alienazione e l’oppressione sistemica.
Hanno pubblicato quattro album in studio — Algiers (2015), The Underside of Power (2017), There Is No Year (2020) e Shook (2023) — per Matador Records, ottenendo apprezzamento per l’energia viscerale e per collaborazioni con artisti come Zack de la Rocha e Billy Woods.

